.png)

Progetti
In questa pagina scoprirai quale è la mia grande missione, i progetti che sto portando avanti e qualche curiosità a riguardo,
Ricorda: non tutto ciò che facciamo è per noi, è soprattutto per chi verrà dopo di noi.

Recupero della Tradizione
Ancestrale Italiana
In un tempo in cui tutto corre veloce e la memoria si fa fragile, io scelgo di rallentare. Di ascoltare. Di ricordare.
Questo progetto nasce da una chiamata dell’anima: recuperare, onorare e trasmettere la tradizione ancestrale italiana, quell’intreccio sacro di saperi, rituali, miti e gesti quotidiani che affondano le radici nelle nostre terre, nei nostri dialetti, nelle mani delle donne e degli uomini che ci hanno preceduto.
Attraverso lo sciamanesimo mediterraneo, il culto degli antenati, la conoscenza delle piante sacre, delle feste pagane, delle acque, delle pietre e dei fuochi, sto ricucendo fili che per troppo tempo sono stati spezzati, dimenticati o etichettati come superstizione.
Nel cammino sciamanico, il legame con i propri antenati è fondamentale. Non quelli "di qualcun altro", non quelli di una terra lontana o di una cultura che non ci appartiene. Ma i nostri. Gli antenati di sangue, di terra, di spirito. Quei volti spesso dimenticati che ci abitano nelle ossa, che parlano nei sogni, che aspettano solo di essere riconosciuti per poterci sostenere nel cammino. Senza questa connessione profonda e diretta, non esiste vera radice, non esiste vero potere spirituale. Lo sciamanesimo, per essere autentico, deve partire da casa. Dalla nostra storia, dalla nostra carne.
Questo non è solo un percorso spirituale. È un atto politico dell’anima. Un gesto di libertà. Un ritorno al sacro che abita nella terra, nel corpo, nella voce che canta al tramonto.
Recuperare la tradizione non significa restare nel passato, ma ritrovare ciò che ci rende interi oggi. Significa camminare con le radici ben piantate e lo sguardo aperto al cielo. È un viaggio che intreccia il ricordo con la visione, la memoria con la guarigione, l’Italia con il mondo.
Con questo progetto voglio creare spazi di trasmissione, di esperienza, di comunità. Cerchi, ritiri, pratiche, parole e silenzi. Voglio contribuire a far rinascere una spiritualità viva, incarnata, autentica, che ci ricordi chi siamo davvero.
Siamo le figlie e i figli delle streghe, delle guaritrici, dei contadini e dei poeti.
Siamo qui per ricordare. E per custodire.

Ci chiamavano Streghe ma eravamo
le ultime sciamane
Un progetto per riscrivere la storia. Per ricordare. Per guarire.
Per secoli, le nostre antenate sono state perseguitate, arse, silenziate.
Le hanno chiamate streghe. Ma erano guaritrici, levatrici, erboriste, veggenti, custodi dei saperi della Terra e del Corpo.
Erano le ultime sciamane. Le ultime a custodire una spiritualità antica, naturale, incarnata, trasmessa per via orale da donna a donna, da popolo a popolo, da stagione a stagione.
Con la caccia alle streghe, la spiritualità femminile, libera e popolare è stata demonizzata e cancellata.
La medicina è stata tolta dalle mani delle donne. Il sapere è stato rinchiuso nei libri dei dotti. Il sacro è stato separato dalla Terra.
Abbiamo dimenticato che pregare era anche raccogliere erbe. Che guarire era anche ascoltare il respiro. Che la divinità si trovava nel fuoco del focolare e nel sangue che scorre.
Questo progetto nasce per ricostruire ciò che è stato spezzato, per onorare le nostre antenate spirituali e riportare alla luce il filo interrotto della tradizione.
Non è un revival romantico. È un atto di giustizia spirituale. È un lavoro di memoria, corpo e spirito.
Quando è accaduto tutto questo?
Tra il tardo Medioevo e l’età moderna, sotto l’influenza dell’Inquisizione e del controllo patriarcale, l’Europa – e anche l’Italia – ha vissuto una delle più grandi ferite spirituali della storia: la distruzione sistematica della cultura sciamanica popolare.
Ma il processo era iniziato anche prima, quando le religioni monoteiste hanno etichettato come pagano, barbaro o diabolico tutto ciò che era legato al femminile sacro, alla ciclicità, alla Terra.
Oggi, sentiamo che qualcosa ci manca. Sentiamo la nostalgia di un legame più profondo con il Mistero, con la Natura, con il nostro sapere intuitivo. Questo progetto vuole colmare quel vuoto.
Vuole ricordare alle donne – e anche agli uomini – che dentro di noi vive ancora quella conoscenza. Che possiamo rientrare in contatto con la nostra spiritualità perduta.
Attraverso cerchi, rituali, studi, pratiche e percorsi di guarigione, questo progetto apre uno spazio di ricerca e riconnessione.
Non per imitare le tradizioni altrui, ma per riscoprire la nostra.
Non per creare nuove religioni, ma per ritrovare un senso del sacro radicato nella nostra terra, nel nostro corpo, nella nostra storia.
Perché non tutte le streghe sono morte. Alcune si sono solo nascoste. E ora stanno tornando.

RADIX
RADIX non nasce per tutti. E non vuole esserlo.
RADIX è una via iniziatica che nasce da una necessità profonda:
riportare senso al Sacrum Facere, in un’epoca in cui tutto rischia di essere consumato, semplificato, strumentalizzato.
Nel mio cammino ho creduto a lungo che tutto fosse per tutti.
E in un certo senso, è vero: tutti portiamo un potenziale, tutti abbiamo accesso alla trasformazione.
Ma col tempo ho compreso qualcosa di essenziale, spesso dimenticato:
non tutti sono pronti a riconoscere ciò che portano.
Viviamo in un’epoca che corre.
Che chiede risultati immediati, esperienze rapide, “attivazioni” senza attraversamento.
Anche nel mondo spirituale — soprattutto lì — si è diffusa l’idea che la luce sia l’unica direzione, che il buio vada evitato, saltato, guarito in fretta.
Eppure, chi conosce davvero i linguaggi antichi lo sa:
gli alchimisti, gli esoteristi, i mistici di ogni tempo lo hanno sempre insegnato.
Ogni vera trasformazione necessita del passaggio.
Di ogni perturbazione.
Di ogni discesa.
RADIX non nega la luce.
Al contrario: la onora.
Ma riconosce che la luce autentica
non nasce dalla fuga dal buio, bensì dal suo attraversamento consapevole.
RADIX è una via iniziatica,
non un percorso motivazionale,
non una promessa di elevazione rapida,
non un contenitore di tecniche.
È uno spazio-tempo in cui si torna a dare valore al gesto sacro, al ritmo lento, alla soglia, alla responsabilità di guardarsi davvero.
Qui non si viene per “diventare qualcuno”.
Qui si viene per ricordare.
Ricordare il corpo.
Ricordare la radice.
Ricordare il fuoco che arde sotto la superficie.
RADIX non chiede adesione.
Non chiede fede.
Non chiede performance.
Chiede solo una cosa, semplice e radicale: presenza.
Se senti che tutto questo ti è estraneo, RADIX non fa per te — e va bene così.
Se invece, leggendo, senti un movimento sottile nel petto,
una memoria che si affaccia senza parole, allora forse non stai cercando qualcosa di nuovo.
Forse stai solo tornando a casa.